sabato 7 dicembre 2013

Storytelling e pubblicità: armonia tra forma e contenuto

Fonte immagine: flickr.com/photos/theimpulsivebuy/8292681414/

Che relazione intercorre tra lo storytelling e la pubblicità?
Ormai l’interruzione del contenuto teletrasmesso (a cui il pubblico è effettivamente interessato) non piace più. Il messaggio promozionale di tipo tradizionale è in via d’estinzione.
Un po’ per il fatto che ne siamo assuefatti e cerchiamo di eluderlo in vari modi. Un po’ perché la ricezione passiva d’informazioni non è tipica degli strumenti digitali.

Il nostro divertimento, oggi, è rappresentato dal nostro egoismo interattivo. Noi scegliamo che cosa vedere e che cosa ascoltare! La pubblicità non è in grado d’interrompere più nulla, perché possiamo escluderla a nostro piacimento.

L'autonomia nella scelta dei temi che ci incuriosiscono, passa per il libero godimento dei mezzi che li veicolano.

Con l’esplosione del web 2.0, le persone sono in grado di scegliere i contenuti di cui fruire. Noi creiamo ogni volta ex novo il nostro palinsesto. Siamo coinvolti da ciò che abbiamo stabilito ex ante possa interessarci, e non da quello che altri hanno programmato di farci sorbire.

Siamo dunque alle porte di una crisi del branding? Non direi. Possiamo affermare che il branding è in continua trasformazione. Abbiamo più che mai bisogno di essere attratti da una forma nuova dei valori di marca.

In quanto partecipi di un mercato del benessere, dobbiamo trovare una direzione, un orientamento dentro la massa dei prodotti e dei consumatori. La storia di un brand, le storie di alcuni brand, costituiscono la nostra nicchia.

Del resto, l’annuncio commerciale tradizionale non vale più niente ai nostri occhi e alle nostre orecchie. Troppo breve per incarnare valori. Troppo lungo per essere sopportato come interruzione deliberata.

In un’ottica evolutiva del marketing, la pubblicità si trasforma in storytelling. Noi siamo più inclini a recepirne il messaggio, quando il messaggio è decisamente in armonia con il contenuto di cui stiamo fruendo.

Un punto di partenza interattivo di questa filosofia pubblicitaria sono le parole-chiave. Le parole-chiave costituiscono l’impalcatura per connettere i nostri gusti e i nostri interessi con un possibile messaggio promozionale. E per creare delle storie il cui pubblico è partecipe.

Che cosa può importarmi del video promozionale sul computer dell'azienda "Pera", quando su YouTube mi sto accingendo a rivedere il match tra Tyson e Holyfield? Non costituisce per me motivo di attrazione, né un messaggio sensato che si connetta alla mia ricerca o funga da preludio al contenuto che desidero guardare.

È chiaro che bisogna entrare nella vita digitale del navigatore-spettatore, intercettando la sua disponibilità a recepire contenuti specifici.

Una possibile soluzione per una nuova pubblicità risiede nello storytelling.
Quando il messaggio promozionale conterrà una narrazione coerente con gli argomenti di cui intendiamo fruire, ecco che avremo una nuova forma di valorizzazione delle marche nell’universo digitale.

E tu che ne pensi? A tuo parere, la pubblicità tradizionale può sopravvivere nel web 2.0? Lascia la tua opinione nei commenti.