lunedì 4 novembre 2013

Storytelling: parole e pensiero

Fonte immagine: flickr.com/photos/batara/2916448723/

Ogniqualvolta pronunciamo una parola, nella nostra mente appare un’immagine più o meno corrispondente. E l’immagine visualizzata, non è che la rappresentazione astratta di un oggetto – reale o di fantasia.

Siamo noi che produciamo le idee e che le immettiamo nel circolo vorticoso della comunicazione per il tramite delle parole. Il nostro pensiero perciò non è altro che un collante tra l’oggetto e l’idea.

Nello storytelling, quando raccontiamo una storia, mettiamo in atto una forma di comunicazione particolare. Attraverso la narrazione infatti, quel mutuo rapporto tra oggetti e immagini acquista un senso, una relazione concettuale di causa ed effetto e una direzione temporale secondo il prima e il poi.

Le parole pronunciate, in questa maniera, si aggregano in messaggi, ed i messaggi, a loro volta, in storie.

La storia del mondo non è che un insieme di messaggi – che intendono veicolare significati.

Dal momento che ognuno di noi è narratore di se stesso – della propria vita e delle proprie esperienze – il racconto razionalizza il circolo comunicativo tra le parole e le idee, ed aggiunge ad esse gli stati d’animo e le emozioni che si sono provati.

In questa maniera, il pubblico diviene parte in causa della narrazione, assimilandone i contenuti dal punto di vista del pensiero e del sentimento.

Noi siamo la perenne narrazione di noi stessi agli altri. Prestando e ottenendo ascolto, siamo in grado di ricreare l’esperienza delle vicende passate, elaborando immagini personali.

Parole e oggetti, pensiero e messaggi non sono altro che i mezzi attraverso i quali si forma lo storytelling. Un insieme di avvenimenti e di emozioni, che donano un senso alla nostra vita.