giovedì 28 novembre 2013

Storytelling e visione del mondo

Fonte immagine: flickr.com/photos/alicedice/2576996042/

Lo storytelling deve allinearsi alla visione del mondo dello spettatore. Raccontare la storia di un prodotto significa convincere coloro che non vogliono, inizialmente, comprarlo. È una sfida. Sia per i leader del mercato che per le aziende più piccole.

Come fare? Dal momento che l’essere umano è un tipo abitudinario, dobbiamo legare il messaggio ad un aspetto della vita a lui familiare. Se puntiamo ad un mercato di massa per attrarre nuovi acquirenti, dobbiamo ispirarci ad abitudini consolidate e universali, come il fare colazione la mattina, uscire il sabato sera, dormire fino a tardi la domenica, prendere l’automobile per spostarsi… In questa maniera, la novità insita nel prodotto che vogliamo vendere, risalterà per il suo valore.

Tuttavia, come abbiamo detto all’inizio, lo storytelling non può essere generico, ma deve allinearsi alla visione del mondo del pubblico a cui intende rivolgersi. L’elemento consuetudinario del messaggio deve oltrepassare senza ostacoli la fase del dubbio che in ogni ascoltatore nasce spontanea. La narrazione costruita intorno al prodotto verrà dunque resa caratteristica a partire dall’aspetto della vita quotidiana che è universalmente diffuso.



Per esempio, moltissimi di noi sono propensi ad ascoltare la radio in automobile la mattina, mentre si recano al lavoro. Connettere in maniera creativa il messaggio radiofonico – stilizzato attraverso la voce di uno speaker noto a tante persone – permette di generare nel target sentimenti come la sicurezza, la simpatia e la familiarità. Il prodotto innovativo viene trasformato all’istante in qualcosa che c’è sempre stato. Addirittura, in alcuni casi perfettamente riusciti, il prodotto può sembrare “eterno”, la cui mancanza prima di quel momento risulta incredibile e inimmaginabile.

Siamo riusciti a rendere autobiografico un aspetto della comunicazione pensato per un mercato di massa. Attraverso un vettore mnemonico di tipo sensoriale e percettivo, abbiamo creato una struttura narrativa che rispecchia le consuetudini fisiche ed emotive di molti. L’ego esperienziale di ciascuna persona è divenuto un aspetto simbolico della vita comunitaria. Abbiamo dunque creato una coerenza logico-irrazionale tra il nostro prodotto, la storia raccontata e la vita delle persone. Fantastico, no?

Nello storytelling, la visione del mondo scaturisce dai modi di vivere e di pensare, che a loro volta sono il frutto di abitudini consolidate, della routine. Una volta compreso questo aspetto, saremo in grado di creare scientificamente un messaggio promo-emozionale che è anche orizzonte di senso per gli altri.

E tu che ne pensi? Ti ci ritrovi in questo elemento dello storytelling? Non credi che riguardi l’esperienza di vita di ognuno di noi? Lascia nei commenti la tua opinione.