martedì 5 novembre 2013

Lo storytelling multimediale e crossmediale

Fonte immagine: flickr.com/photos/colleen-lane/4990485788/

Lo storytelling dei nostri tempi viene definito multimediale – cioè che transita su differenti mezzi di comunicazione – e crossmediale – ossia che può essere condiviso su molteplici piattaforme.

Ma la sua struttura, dopo questi passaggi, resta invariata?

Generalmente la risposta è si. Il messaggio fondamentale che un video, una musica o un testo veicolano, resta immutato a prescindere dal mezzo, a patto che il format sia incentrato sullo stesso tema.

In questo modo, lo storytelling multimediale e crossmediale mantiene inalterati gli obiettivi del messaggio. Attraverso un impianto narrativo pianificato in precedenza, è in grado di sedurre e convincere all’acquisto le persone non interessate al prodotto.

Ma la sua vera efficacia sta in altro.

Il messaggio narrativo dello storytelling viene infatti confezionato per un gruppo di persone-obiettivo, meglio disposte a recepirne il contenuto.

La storia costruita intorno al prodotto, lo posiziona nella mente degli individui, beneficiando di un intreccio ricco di avvenimenti significativi, capaci di suscitare emozioni e di risvegliare sentimenti.

Il prodotto, agli occhi della gente, acquista un senso, e perciò anche un valore. Grazie alla narrazione, le persone non soltanto sono persuase della sua bontà e convinte ad acquistarlo, ma ritrovano in esso un motivo di fede.

Lo storytelling multimediale e crossmediale crea un cosmo popolato di prodotti e di marche, con cui le persone s’immedesimano. Grazie ad una partecipazione di tipo spirituale agli eventi mediatici dematerializzati, consente alle persone di ritrovare nelle merci parte del proprio vissuto quotidiano.