giovedì 14 novembre 2013

Lo storytelling, arte del cantastorie

Fonte immagine: flickr.com/photos/striatic/33595174/

Da dove proviene lo storytelling? Ha una genesi squisitamente letteraria? No, non direi. Narrare storie è l’arte del cantastorie.

Nel lungo periodo che ha preceduto l’epoca attuale ipertecnologica, il sapere intorno a fatti e vicende lontane è stato veicolato dall’opera dei girovaghi. Armati di chitarra o mandolino, intrattenevano le moltitudini con le loro recite.

Il poeta ambulante si recava nei villaggi e, attirando a sé giovani e vecchi, donne e bambini, recitava le proprie composizioni. Faceva la sua apparizione agli incroci delle strade o di fronte alle chiese, durante la celebrazione delle ricorrenze.

Giovandosi del canto, della musica e della danza, recitava componimenti tratti dalle leggende eroiche o religiose del Medioevo. Mostrava anche, qualora ne avesse la possibilità, una serie di raffigurazioni grossolane per illustrare i momenti principali del racconto.

Benchè oggi sia in via d’estinzione, il cantastorie è il progenitore dello storytelling. In un’ottica di marketing, la sua arte è stata trasferita agli spettacoli d’intrattenimento televisivo e alla pubblicità. I meccanismi psicologici promo-emozionali sono gli stessi. E stimolare l’immaginazione rappresenta ancora il mezzo per creare l’immedesimazione.

Le feste popolari infatti venivano animate dalle sue capacità declamatorie. Che fossero di genere tragico oppure comico, le storie cantate trascinavano il pubblico. La passione e il sentimento erano elementi fondamentali, e la narrazione in dialetto ne acuiva la presa al cuore delle persone.

Anche il meccanismo della tensione e dell’attesa è stato mutuato dalla rappresentazione a episodi. Tenendo sulle spine gli spettatori, tanto il cantastorie quanto la comunicazione commerciale intendono trattenere e avvincere il proprio pubblico.

Il cantastorie rappresenta dunque il legame sia artistico che psicologico tra le tradizioni della cultura popolare e i messaggi del marketing attuale. La capacità di creare un dialogo interattivo tra chi narra e chi ascolta, propiziando lo scambio a livello verbale e non-verbale, suscita una spontanea cooperazione.

Nell’epoca del web sociale, lo storytelling è ancora l’arte del cantastorie. La narrazione di marketing co-creata è pregna di significato. Che si usi una forma ludica o impegnata, il prodotto nasce e si personalizza nella mente degli individui, grazie alla rievocazione empatica di situazioni note.