martedì 26 novembre 2013

Le idee nello storytelling, per fissare le usanze

Fonte immagine: flickr.com/photos/andreajoseph/6227617429/

Le idee nello storytelling fissano in maniera decisiva le nostre usanze all’interno di un gruppo. Data la realtà ambientale e sociale in cui ci troviamo a vivere, la narrazione che ne facciamo produce una serie di parole, di suoni e di immagini che rappresentano il nostro modo di sentire.

«Ciò che è reale è il raccontare, e il raccontare è ciò che è reale»: una massima che trascende del tutto la razionalità. Infatti, proiettando bisogni e speranze esclusivi, noi rendiamo vero – cioè reale – quanto raccontiamo della nostra quotidianità. Ogni giorno noi perseguiamo i nostri scopi e li narriamo al mondo circostante per mezzo di noi stessi, tanto come persone che come creatori di opere.

Lo storytelling veicola le nostre idee all’interno del gruppo e fa in modo che il gruppo le digerisca e le assimili, ottenendone una sintesi di usanze sua propria. Da ciò ne consegue che i singoli membri assumano modi di pensare e di agire più o meno conformi al concetto generale che ne è scaturito. Questo si trasforma in uno stile linguistico e di comportamento caratteristico.

Le nostre comunità sociali vengono rese istituzionali e organizzate attraverso l’articolazione di discorsi. La valenza formale e retorica di questi discorsi ne segna l’esclusività. Del resto, ogni messaggio rappresenta per noi una comunicazione più o meno comprensibile, a seconda della vicinanza o della lontananza di chi la emette rispetto al gruppo di cui facciamo parte.

Le idee nello storytelling costituiscono dunque il nòcciolo delle usanze di un gruppo. Diffondendole tra le persone grazie al racconto, esse vengono ripetute e trasmesse, creando la percezione consuetudinaria della propria realtà sociale materiale e spirituale.