mercoledì 2 aprile 2014

Storytelling Barilla: 132 anni in 132 secondi

Lo storytelling Barilla 132 anni in 132 secondi è stato prodotto e mandato in onda all'inizio del 2009. Una celebrazione della storia del brand e dei suoi valori, che l’azienda di Parma ha fatto cadere in un momento storico particolare, all'inizio della crisi economica che ancora oggi ci attanaglia.




Con il suscitare forti emozioni nei suoi spettatori, lo spot rappresenta un messaggio di speranza rivolto agli italiani, mostrando come un uomo – ogni uomo – può essere l’artefice del proprio destino.

Giovandosi dell’associazione tra parole, immagini e simboli, il cortometraggio restituisce un’idea positiva della pasta Barilla, come un valore universale, che fa parte della nostra vita quotidiana, tanto nel passato, quanto nel presente – e ancor più nel futuro.

Uno storytelling che celebra i successi dell’Italia come successi dell'azienda Barilla, e che vuole rappresentare un momento di unione simbiotica tra gli italiani e il marchio, così come tra il testo e le immagini.


Storia di una grande passione



«Scopri la storia di una grande passione»: l’inizio dello spot è un'esortazione a seguire le vicende del protagonista, che traccia la direzione del racconto.

È la traiettoria di vita di Pietro Barilla, la scoperta, da parte del pubblico, di come l’eroe-imprenditore ha deciso di trasformare la propria azienda in una grande azienda.

Parte, a questo punto, la sequenza di immagini dello storytelling.

Siamo nella campagna parmense del 1877, in cui è giunto a maturazione il grano con le sue spighe dorate. Il paesaggio è bucolico, agreste. Subito si vede in lontananza gente in movimento: gente che lavora. Un paesaggio tranquillo dunque, ma non spensierato.

La famiglia Barilla passeggia per i campi felice e soddisfatta. Il passo e le movenze di Pietro denotano sicurezza. Il vestito scuro che indossa lo fa risaltare rispetto agli altri personaggi.

Pietro Barilla è circondato da moglie e figli, che sono i suoi aiutanti-alleati. Con la loro pura e semplice genuinità – restituita dai colori chiari dei vestiti – danno all'eroe-protagonista la forza necessaria per realizzare il suo compito.


Magia d’impresa



Pietro e famiglia giungono nei campi, nel vasto spazio in cui si concentra il lavoro dei contadini.

La mietitura e la raccolta del grano rappresentano la fase più dura di tutta l’attività. Pietro e famiglia si mescolano a coloro che svolgono il lavoro più umile.

Non hanno remore. Perché Pietro è il protagonista indiscusso, colui che rappresenta la coscienza della sua azienda. Egli è il detentore della formula magica che, misteriosamente, attiva il meccanismo attraverso cui i contadini collaborano tra di loro.

È del tutto naturale che Pietro abbia una consapevolezza profonda di quel che costa ai contadini svolgere il loro lavoro, in termini di fatica.

I contadini infatti costituiscono degli “oggetti magici” per l’attività imprenditoriale Barilla, plasmati nei loro comportamenti a immagine e somiglianza di Pietro.

Pietro ne va fiero. Con loro si congratula e li saluta soddisfatto.

Significativo a questo riguardo è il primo piano della signora Barilla, colei che più di tutti riflette la visione del mondo di Pietro.

Mentre con un cenno del volto saluta i contadini al lavoro, con la sua espressione comunica equanimità. Il senso del non detto dovrebbe essere questo: «Bravi. State facendo il vostro dovere. Ma anch'io faccio il mio dovere. Siamo tutti alleati

Bastano pochi fotogrammi dello storytelling per averne la conferma: si vedono i contadini che si scambiano sorridenti i fasci di grano.

Per questo motivo, Pietro si sente a suo agio e si toglie la giacca. Si aggira tra il suo tesoro in uno stato di ebbro stordimento. Il grano infatti ha lo stesso colore dell’oro: lo indica ai suoi figli, stabilendo un’analogia di valore.


Generosa fede



Pietro Barilla guarda lontano, socchiude la bocca e viene folgorato da un’intuizione: è l’inizio del testo promozionale. «Penso che il grano sia una benedizione per l'uomo: gli dai passione e ti ricambia generoso.»

Le immagini che seguono sono un flashforward, l’anticipazione di quanto accadrà in futuro.

Pietro osserva con intensità le sue spighe, i suoi chicchi di grano, e li mostra ai bambini. In questo caso, è evidente di nuovo l’accostamento simbolico tra i figli e le messi. Il legame evocato nello storytelling è quello tra tesoro, progenie e futuro.

Il grano infatti cresce e matura, e permette di far crescere e maturare, con il suo valore nutrizionale, i nostri figli.

Pietro lo stringe con la sua mano, che è bianca e pulita come il polsino della sua camicia. Il grano è il suo oro, la sua più alta speranza, la sua fede: non a caso si vede infilata nel suo anulare una fede nuziale.


Amore e maestria



Grazie alla sua feconda immaginazione, Pietro comincia a guardare lontano – nello spazio e nel tempo.

È una comunanza ineffabile con i suoi oggetti magici: i contadini.

La bottega dei Barilla è il presente: proprio come i contadini, si distingue per semplicità.

Un’atmosfera semplice, in cui l’amore e la simpatia si accoppiano alla maestria nel produrre pasta, per donare benessere e felicità ai propri clienti.

È un rapporto di transfert energetico che va dal positivo Pietro Barilla al suo grano, il quale, attraverso la lavorazione in pasta, viene trasformato in elisir di bontà e in panacea.

La pasta assomma in se stessa tutte le qualità positive dell’imprenditore-taumaturgo e della materia prima-tesoro di cui si vale: il grano.

Del resto, la pasta Barilla è da sempre benvoluta da madre natura.

Le clienti di Pietro sono belle, floride, e sane, sorridono, hanno due occhi grandi, azzurri e lucenti, e sono accompagnate dalla loro prole, bambini giocosi che apprezzano ciò che è buono.


Vinceremo!



«Sento che con l’impegno di tutti possiamo migliorarci»: questa è l’asserzione principale e più importante di tutto lo storytelling Barilla 132 anni in 132 secondi.

L’immagine che l’accompagna, mostra i Barilla mentre sistemano gli spaghetti.

Un caso? Certo che no! Nel nostro periodo di crisi, quale alimento ci rappresenta di più nel mondo se non gli spaghetti? Per rinascere, dobbiamo puntare su ciò che ci rende unici, come ha fatto Pietro 150 anni fa.

La sequenza successiva mostra gli ottocenteschi dipendenti dell'azienda Barilla mentre scattano la loro foto di gruppo. – L’unione fa la forza!

E a questo punto dello storytelling, viene pronunciata da Pietro la frase “e se riusciremo in questo”, intanto che la sequenza mostra una corsa automobilistica di circa cento anni fa in cui le persone, con in mano piccole bandiere dell’Italia, stringono il pugno in segno di vittoria.

Il riferimento storico dovrebbe essere a Tazio Nuvolari.

Ma il cuore dello spezzone tuttavia, sta nell'associazione tra il concetto di “riuscire” e l’idea di vittoria (la cui forma inoffensiva è derivata dallo sport).

Pietro Barilla è colui che “riesce a vincere” e che, usando il plurale, si associa ai suoi connazionali.

Segue, durante il racconto, una carrellata d’immagini di persone comuni che, nel loro nido, si nutrono e nutrono la loro prole, e che poi – in successione alternata – si recano di mattina nei luoghi della produzione – nel caso specifico il pastificio Barilla (poi multinazionale) – per essere prolifici, tanto in senso materiale, quanto erotico-amoroso.

Infatti, viene pronunciata da Pietro la parola “passione” nel momento in cui il ragazzo e la ragazza in bicicletta (suoi probabili dipendenti) si baciano.

E si aggiunge, una frazione di secondo dopo, l’immagine di una madre che imbocca la figlia, a simboleggiare la speranza nell'avvenire, dal momento che la prolifica riproduzione imprenditorial-sessuale dà i suoi frutti.

Questa speranza è rafforzata dalle storiche immagini dello sbarco sulla Luna.

E infatti la «pasta migliore» è già realtà. Nel contempo, una bambina anni '60 riceve in bocca gli spaghetti al sugo dalla sua mamma.


Libertà e benessere



Lo spezzone successivo si apre con l’immagine della prima pagina della Gazzetta di Parma, che annuncia la caduta del muro di Berlino.

La pasta Barilla, nello storytelling, viene collegata all'idea di libertà, che prelude al godimento e al benessere.

La fine degli anni ’80 è stata il culmine di un’età dell’oro che forse non tornerà mai più. La prosperità di quel periodo storico genera nostalgia in molti.

Le «tante famiglie» che provavano «gioia intorno alla tavola» erano quelle delle interminabili (e talvolta noiose) rimpatriate con nonni, zii, cugini e amici di famiglia.


Il trionfo di Pietro



Giunti a questo punto del racconto, avviene un salto di idee forse traumatico per il pubblico.

Pietro, con le sue parole, fa subentrare l’idea e la previsione del suo trionfo.

Ma questo trionfo imprenditoriale non è alla portata di chiunque: è il frutto di un lavoro duro, intenso, in cui è necessario «ricercare, perfezionarci – sempre di più.»

Una maniera di fare e di comportarsi che è ben lontana da quella semplicità precedentemente ostentata e condivisa con i suoi dipendenti e clienti.

Volutamente, Barilla fa pesare la differenza fra di lui e il resto delle persone.

In questo passaggio dello storytelling 132 anni in 132 secondi, Pietro mostra il suo lato straordinario ed esclusivo, ma lo dissimula mantenendo un tono di voce piano, cordiale, quasi paternalistico.

Non riesce però a trattenere il proprio orgoglio quando pronuncia le parole «in tutto il mondo!»

In questa maniera, dimostra di sentirsi fiero per aver realizzato le sue ambizioni (furgoni Barilla attraversano il ponte di Brooklyn).


Barilla, torna indietro



Pietro Barilla torna compiaciuto al presente.

La sua visione, per il momento, vive nella sua mente.

Sarà una realtà di fatto nel mondo futuro. E ammette: «Per ora è un sogno», apre la mano e lascia che il vento porti via il suo tesoro.

Ma la magia dell’eroe-taumaturgo è avvenuta: la spiga si è trasformata in un insieme di chicchi.

È il valore delle idee di Pietro a rendere il grano un tesoro.

Tutto si avvererà. Basta crederci.

«Perché non sognare?» Tutto ciò che in natura è dotato di energia interna ha bisogno solo del tempo per svilupparsi.

Per il momento, il racconto volge al termine, mentre il sole tramonta. Come i suoi contadini, anche Pietro Barilla è stato prolifico, ha prodotto idee e provato emozioni. Ora può tornare a casa per rigenerarsi.


Conclusioni



Apparentemente, durante lo svolgersi della storia, mancano gli avversari dell'eroe, che sono delle figure necessarie nell'economia di una narrazione.

Qual è il nemico che Pietro deve battere? Dov'è il male che deve scongiurare?

Tutti quanti, durante il racconto, sembrano alleati o strumenti della sua vittoria.

In verità, Pietro Barilla deve sconfiggere le resistenze che si annidano nella mente delle persone.

Il male non è che un’apparenza. Il nemico una semplice ubbia.

Chiunque crederà di avere successo, potrà ottenerlo, proprio come Pietro, annullando con la propria energia e creatività i fattori che lo ostacolano.

Il successo di Barilla e del suo storytelling 132 anni in 132 secondi consiste in questa magia.


Fonte immagini:
http://fotomomo.blogspot.it/2009/02/il-nuovo-spot-barilla.html


mercoledì 26 marzo 2014

La comunicazione pubblicitaria Barilla


Barilla rappresenta da più di un secolo la storia dell’industria agroalimentare italiana.

Chi come me è nato negli anni ’80, ha vissuto fin da bambino le emozioni trasmesse dalla comunicazione pubblicitaria dell’azienda di Parma.

Nella mente degli italiani, questo marchio è divenuto sinonimo di “pasta”.

L’IMMAGINE

L’immagine della Barilla viene costruita attraverso la pubblicità.

Barilla si presenta come un’azienda legata alla storia del nostro paese, alle tradizioni della famiglia e alle sue abitudini alimentari.

La pasta rappresenta il suo core business.

Attraverso la presentazione del prodotto durante gli spot, Barilla intende connettere l’idea del mangiare pasta a quella della qualità e del benessere che ne deriva.

Il mangiare la “buona” pasta Barilla significa star bene e far stare meglio anche gli altri componenti della casa.

Il prodotto alimentare italiano per eccellenza viene collegato all’ideale del focolare domestico, inteso come un ambiente sicuro, in cui ritrovare gli affetti e il cibo sano.

LA REPUTAZIONE

La Barilla possiede una reputazione positiva.

I messaggi promozionali ed il consumo del prodotto hanno plasmato il buon giudizio delle diverse generazioni di clienti.

Il pubblico, più o meno consapevolmente, si è abituato ad associare Barilla all’idea di pasta tout court.

Un giudizio positivo che è di tipo sia diretto – tramite l’acquisto e il riacquisto del prodotto – sia indiretto – per mezzo del collegamento automatico tra pasta e marchio.

Per tutte queste ragioni, i consumatori ripongono grande fiducia nell’azienda di Parma.

Le aspettative create rispetto ad una pasta di qualità elevata, vengono riconfermate attraverso il suo consumo, favorendo l’instaurarsi di relazioni stabili tra il cliente e il brand.

E la comunicazione pubblicitaria consente di reiterare la simpatia e l’affetto nei suoi confronti.

GLI STRUMENTI UTILIZZATI

Barilla si serve principalmente di una comunicazione simbolica, evocativa, capace di suscitare nelle persone emozioni profonde, legate a idee semplici e largamente diffuse.

Ma qual è il pubblico della Barilla?

Il target di riferimento è indifferenziato.

Si tratta perciò di una comunicazione di massa, efficace ed efficiente, che veicola un senso difficilmente equivocabile, dato che è legato ad immagini rassicuranti e a poche, incisive parole.

Il mezzo privilegiato per attivare questo meccanismo psicologico è la televisione.

Grazie alla sua fruizione passiva da parte del pubblico, vengono attivate risposte comportamentali riflesse, che inducono le persone ad acquistare il prodotto, nell'illusione di ricreare l’atmosfera generata per mezzo della pubblicità.

Come strumento secondario vengono poi utilizzate le riviste patinate, nelle cui pagine inserire gli annunci stampa.

Infine, nessuno può scordare che per più di una decade la Barilla è stata lo sponsor ufficiale dell’A.S. Roma, di cui ha sfruttato la risonanza presso la tifoseria degli anni ‘80.

IL WEB 2.0

Nel mondo del web 2.0, Barilla è attiva già da qualche tempo.

Le dinamiche di relazione con i clienti che i social network hanno creato, sono state integrate con la strategia di comunicazione pubblicitaria tradizionale, per favorire la sinergia tra i bisogni dei consumatori e la capacità di soddisfarli da parte dell’azienda.

iPasta
iPasta, prima di tutto, è un’applicazione “ricettario” per iPhone, pensata per aiutare gli utenti con una serie di funzioni a sfondo culinario.

Barilla si rivolge quindi al singolo utente per spronarlo all’acquisto della pasta. Aiutandolo e consigliandolo attraverso la geolocalizzazione, persegue l’obiettivo di fidelizzarlo.

Grazie alla tecnologia GPS infatti, fornisce informazioni sui piatti tipici della località in cui l’utente si trova.

In questa maniera, durante la spesa al supermercato o in cucina, è possibile visualizzare un elenco di ricette e ingredienti utili alla loro preparazione.

Nel Mulino che vorrei
A marzo 2009 Barilla – in relazione al brand di prodotti da forno Mulino Bianco – ha dato vita alla piattaforma partecipativa Nel Mulino che vorrei.

Il chiaro intento di questa proposta, è quello di creare una community dei consumatori Barilla che li faccia sentire più vicini all’azienda.

Le persone sono invitate a suggerire innovazioni dei prodotti e a condividere le loro idee, per sottoporle ad un’attenta analisi di fattibilità. Se l’esito è positivo, Mulino Bianco si impegna a realizzarle.

Percependo con evidenza l’importanza che i loro giudizi e le loro opinioni hanno, i clienti vengono gratificati.

In questa maniera, s’intende rafforzare il loro attaccamento al brand.

Guardatustesso.it
La piattaforma digitale Guardatustesso.it è stata realizzata da Barilla per rendere trasparente la filiera produttiva dei sughi che commercializza.

Si serve a questo scopo di immagini a 360° gradi, rese possibili dalla tecnologia di Google Maps Street View.

Barilla intende rinsaldare il rapporto di fiducia che intrattiene con i suoi clienti, dimostrando che la filiera produttiva è sicura e accessibile a chiunque.

L’interazione, in quest’ultimo caso, è più apparente che reale. Data la forma di presentazione espositiva del sito, il fine pubblicitario si avverte immediatamente.

Il percorso risulta tuttavia interessante per il fatto di coniugare l’innovazione alla tradizione, e perché intende rassicurare i clienti sull'origine italiana dei prodotti.

L’OBIETTIVO DEL MESSAGGIO

Barilla nei suoi spot segue stereotipi collaudati, che hanno l’obiettivo di fissare il marchio in un universo tradizionale in cui i problemi non esistono o sono comunque lontani.

Gli uomini vengono idealmente redenti da sensazioni primordiali (primitive) prodotte da suoni, odori e sapori che generano ricordi.

L’atmosfera è quella della famiglia italiana media con bambini.




Le idee evocate sono quelle della crescita (fisica e psicologica) dei bambini, della sicurezza (intesa come stabilità dell’ambiente in cui si vive), dell’attenzione e della cura dei propri bisogni, del benessere, della tranquillità, della comprensione e dell’amorevolezza.




Le bambine cucinano la pasta e si cimentano attraverso il gioco nel compito che le attende da grandi – mentre i grandi le osservano incuriositi, appagati dall'interesse che dimostrano verso la pasta “buona”.

La comunicazione pubblicitaria Barilla crea una corrente emozionale profonda, legata a sentimenti semplici, di tenerezza, benevolenza e simpatia.


lunedì 13 gennaio 2014

Lo storytelling olistico: dinamica narrativa della nostra esistenza

Fonte immagine: flickr.com/photos/neutopia/5205691920/

Lo storytelling olistico rappresenta un processo mentale omnicomprensivo, sia delle nostre relazioni con le altre persone, sia del nostro rapporto con gli oggetti.

La nostra memoria infatti, prima che uno strumento per fissare nozioni, costituisce una facoltà – quella di assimilare storie, tratte dal mondo che ci circonda, e narrate sotto forma di racconti o di simboli.

È per questa ragione che i nostri discorsi, a seconda del loro margine di complessità, assumono una rilevanza maggiore o minore rispetto alla vita comune.

Partendo dalle chiacchiere di due pettegole e dai discorsi da bar, passando per la comunicazione mass-mediale, fino a giungere all’arte, alla letteratura e alla scienza, ogni narrazione lascia tracce nel nostro vissuto interiore, facendoci maturare forme diverse di illusione e di consapevolezza.

Questo raccontarci reciproco e infinito costituisce l’incontro e lo scontro delle nostre sfere esistenziali, secondo una dinamica quasi metafisica.
Lo storytelling olistico è dunque un’estrinsecazione fenomenica della cosa in sé.

D’altra parte, tanto le persone, quanto le istituzioni, hanno bisogno di trasmettere all’esterno una storia che le rappresenti nella maniera migliore.

Lo scopo è di affermarsi su un immaginario collettivo più o meno ampio, veicolando un’idea di sé che sia rassicurante. Ci troviamo di fronte ad un bisogno di tipo psicologico, che si manifesta in continuazione e in modo inconsapevole.

Per ottenere questo risultato utilizziamo uno schema comportamentale fisso, composto di differenti elementi.

Da principio ci esponiamo agli eventi, per maturare un’esperienza significativa del mondo. In seguito a tale esperienza, riflettiamo sugli accadimenti e su ciò che in conseguenza di essi si è verificato.

Soltanto a partire da questo momento siamo in grado di fornire a noi stessi (e agli altri) la nostra interpretazione della realtà, identificando amici e nemici, rischi e pericoli.
Ci lanciamo consapevolmente all’avventura, affrontando con decisione perdite e guadagni, per arrivare fiduciosi all’ "immancabile" vittoria.

È innegabile che ognuno di noi venga come trascinato da una corrente mentale predeterminata, bisognosa dei pretesti della vita quotidiana per costruire il proprio senso.

Lo storytelling olistico costituisce la dinamica narrativa della nostra esistenza.
Come esseri viventi, esistiamo fin quando siamo in grado di raccontarci e di assimilare i racconti degli altri.

Il ripetersi ciclico di questa interazione, rappresenta l’inconscio rinnovarsi dei casi delle nostre vite e la sostanziale reificazione di noi stessi all’interno del sistema (biologico, sociale e politico).

giovedì 26 dicembre 2013

Arbre, mon ami: une poésie de Minou Drouet

Fonte immagine: flickr.com/photos/olibac/1753361944/

Arbre, mon ami,
mon pareil a moi,
si lourd de musique
sus le doigts du vent
qui te feuilletent
comme un conte de fées,
arbre
qui comme moi
connais la voix du silence
qui balance
le profond de tes mèches vertes
le frisson de te main vivantes
arbre
mon ami
mon tout seul
perdu comme moi
perdu dans le ciel
perdu dans le boue
laqué de lumière dansante
par la pluie
arbre
écho de la peine du vent
de la joie des oiseaux
arbre dévêtu par l’hiver
je te regarde pour la premiere fois.
Avant, mes yeux
mes oreilles
te savaient
croyaent te savoir
mais ils étaient seuls à te regard.


(TRAD. di Marco Gabrielli:
Albero, amico mio,
mio consimile,
copioso di musica
alle dita del vento
che ti sfogliano
come un racconto di fate,
albero
che come me
conosci la voce del silenzio
che culla
il profondo delle tue verdi ciocche
il fremito delle tue vivaci mani
albero
amico mio
mio solitario
smarrito come me
sperduto nel cielo
sperso nel fango
che splendi di luce danzante
sotto la pioggia
albero
eco della fatica del vento
e della gioia dei pennuti
albero spoglio d’inverno
per la prima volta ti guardo.
Prima, i miei occhi
le mie orecchie
t’intendevano
e ti credevano intendere
mentre stavano soli a guardarti.)